Libertà senza responsabilità: dal pensiero di Viktor Frankl all’Illuminismo nero di Curtis Yarvin

Viktor Frankl, lo psichiatra sopravvissuto ai campi di concentramento, diceva: «La libertà è solo la metà della verità. La sua parte complementare è la responsabilità. Solo insieme generano il significato.»

Oggi, in questo rigurgito di estremismi globali, la libertà ha smarrito il suo significato originario: non è più possibilità autentica di scelta, ma simulacro. Ha perso la sua metà – la verità – e il suo complemento – la responsabilità. Di conseguenza, ha perso il significato.

I movimenti di estrema destra in Europa e negli Stati Uniti non sono propriamente fascisti nel senso storico del termine, come descritto da Umberto Eco nel suo saggio Il fascismo eterno. Essi invocano una libertà deformata: una libertà fine a se stessa, priva di responsabilità, sganciata dalla ricerca di verità e incapace di produrre significato. È una libertà che rifiuta i limiti posti dallo Stato quando esso tutela la dignità dei più deboli; che percepisce come vincoli inaccettabili l’avanzata dei diritti delle donne o delle minoranze; che considera le regole della convivenza civile non come garanzie di giustizia, ma come ostacoli all’affermazione del più forte.

Ecco che si nega il cambiamento climatico: ogni vincolo ecologico viene vissuto come un limite imposto a una libertà sterile e senza responsabilità, quella che anima il movimento MAGA e una parte delle estrema destra globale. La responsabilità verso i più deboli è percepita come un intollerabile freno all’ideologia del suprematismo bianco. Lo stesso vale per i movimenti No-vax, che pretendono la libertà soggettiva di non vaccinarsi senza accettare il principio cardine formulato da John Stuart Mill: la libertà individuale è sacra, ma trova il suo limite quando produce un danno agli altri. La manosfera, infine ma non ultimo rigurgiti, rappresenta l’assunzione di ruoli apicali da parte delle donne e l’emancipazione come un sopruso che limiterebbe i maschi – anche quando questi ultimi si rivelano incapaci o disadattati.

Allo stesso modo, anche il movimento woke, pur partendo da istanze di giustizia e inclusione, cade talvolta nella stessa degenerazione del concetto di libertà. Quando la libertà si riduce a rivendicazione assoluta di identità soggettive, senza riconoscere limiti, responsabilità e confronto con la verità, essa si trasforma in imposizione ideologica. Così, invece di generare significato, produce nuove forme di dogmatismo ed esclusione, speculari a quelle che vorrebbe combattere.

In questo contesto si inseriscono le teorie di Curtis Yarvin, noto anche con lo pseudonimo Mencius Moldbug e considerato il profeta del cosiddetto Illuminismo nero. Per Yarvin la democrazia è un inganno inefficiente, destinato al fallimento, e lo Stato dovrebbe funzionare come una corporation guidata da un “CEO-monarca”. La verità non è ciò che l’individuo cerca, ma ciò che il potere stabilisce. La libertà, di conseguenza, non è un diritto universale ma una concessione del potere; l’uguaglianza non è un valore da difendere, bensì un ostacolo da rimuovere, perché solo le élite più capaci devono governare, mentre i deboli vanno marginalizzati.

Quella di Yarvin è dunque una “ libertà “ deresponsabilizzata dalla struttura stessa del potere: svuotata della sua metà – la verità – e del suo complemento – la responsabilità – diventa un guscio vuoto, un’apparenza che non emancipa ma sottomette.

È qui che le parole di Frankl tornano di bruciante attualità: una libertà che non trova nella verità il suo orientamento e nella responsabilità il suo completamento non genera significato, ma produce solo vuoto. Lo stesso vale per le imprese e per le tecnologie che plasmano il nostro tempo: se la loro libertà d’azione non si radica in una responsabilità verso la società, non creeranno valore autentico, ma solo parvenze di progresso. Il rischio, oggi, è che società intere scambino per libertà ciò che è soltanto maschera del potere, rinunciando alla fatica della verità e al peso della responsabilità.

Eppure la visione di Frankl ci ricorda che non tutto è perduto. Se libertà, verità e responsabilità tornano a intrecciarsi, il significato può essere ricostruito. Significa ripensare la libertà non come arbitrio, ma come possibilità di scelta autentica; la verità non come imposizione del potere e delle piattaforme social, ma come ricerca condivisa; la responsabilità non come peso, ma come fondamento della dignità umana e della giustizia sociale.

Solo così la democrazia può riacquistare forza: non come fragile compromesso da demolire, ma come spazio vivo in cui le differenze si incontrano e le libertà individuali diventano bene comune. Solo così la tecnologia può liberare davvero, se orientata al servizio dell’uomo e non al dominio sul suo pensiero.

La sfida del nostro tempo, allora, è trasformare la libertà in significato. Non accettare la caricatura di una libertà senza verità e senza responsabilità, ma scegliere ogni giorno di farne un’occasione di crescita per sé e per gli altri. Questa è la lezione di Frankl: anche nei momenti più bui, la libertà trova senso solo quando si assume il coraggio della verità e la forza della responsabilità.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *