Senza profeti né verità rivelate.
Quando si smette di ricercare il vero, inevitabilmente la verità si trasforma in falsità. Si cade allora nella ricerca di certezze, si accetta una realtà in modo acritico, illusorio e soprattutto comodo.
La “verità” diventa una storia che ci raccontiamo, una leggenda utile a giustificare le nostre convinzioni e, nei casi estremi, le convinzioni e le azioni di coloro che eleggiamo a profeti, anche quando queste sono contrarie ai nostri valori democratici e antifascisti.
Escludere un editore filofascista e neonazista da Più Libri Più Liberi è un’azione coerente con i valori democratici, liberali e antifascisti.
Mi tornano in mente le parole di John Stuart Mill, secondo il quale, per conoscere veramente la propria opinione, bisogna essere in grado di comprendere e confutare le ragioni dell’opinione opposta, e non limitarsi a sentirle presentate dai propri insegnanti.
Ma, al contempo, ritorna la conclusione apparentemente paradossale formulata da Karl Popper, che osserva come l’intolleranza verso l’intolleranza stessa sia una condizione necessaria per preservare la natura tollerante di una società aperta.
Queste due posizioni, che a prima vista possono sembrare in contrasto, hanno in realtà un punto di contatto nel principio del danno, formulato dallo stesso Mill: l’unica giustificazione per limitare la libertà di un individuo è prevenire il danno agli altri.
Il principio di Mill e quello di Popper sono applicabili a personaggi come Tucker Carlson? Conduttore controverso, divenuto megafono della disinformazione e dei regimi autoritari di mezzo mondo. Insieme ad altri interpreti del neofascismo americano, come Candace Owens e Nick Fuentes, utilizza un linguaggio e diffonde parole d’odio che non sfigurerebbero accanto a quelle di Goebbels.
Se la risposta è sì, mi chiedo come si possa “tollerare” che Francesca Albanese vada ospite in una trasmissione di Carlson senza suscitare la stessa indignazione che ha alimentato il dibattito e la rivolta pubblica quando, a partecipare alla Fiera del Libro, sono editori e autori che somigliano in tutto e per tutto a Tucker Carlson, Candace Owens e Nick Fuentes.
Mi chiedo allora se, quando una parte della sinistra dibatte con l’estrema destra e finisce talvolta per condividere o legittimare posizioni contrarie ai nostri valori democratici, liberali e antifascisti, non stia smarrendo il confine che separa il confronto critico dalla normalizzazione dell’intolleranza.
Eleggere Francesca Albanese a profetessa e affidarle il ruolo di portatrice di una “verità” indiscutibile è davvero ciò che la sinistra intende per pensiero critico?
Non è forse questa la stessa ricerca di conferme che si rimprovera agli altri, quella che preferisce certezze rassicuranti al confronto scomodo con la complessità?
La ricerca della verità non può arrestarsi alle parole definitive dei falsi “profeti”, qualunque sia il campo politico in cui si collochino. Una sinistra fedele alla propria tradizione democratica e antifascista non delega il pensiero, non sacralizza le voci, non accetta verità rivelate. La verità, se vuole restare tale, deve rimanere oggetto di ricerca critica, di confronto rigoroso e di responsabilità morale: solo così è possibile distinguere tra dissenso e legittimazione, tra libertà di espressione e normalizzazione dell’intolleranza, tra il coraggio di capire e la comodità di credere.
Antonio Mammoliti
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